Fotografie di Speedriding
Il fotografo di paracadutismo ha delle limitazioni rispetto agli altri fotografi: non può guardare in macchina prima di scattare, né vedere i valori dell’esposimetro e deve sempre stare al centro dell’azione senza essere d’intralcio. Ma ha la fortuna di condividere le stesse emozioni di chi viene fotografato. La differenza che c’è tra fotografare un falco da terra o poter volare con lui è chiedergli di virare, perché più in là c’è una luce migliore.
“Se le vostre foto non sono abbastanza buone, non siete abbastanza vicino”
Questa frase spiega bene Robert Capa il miglior fotografo di guerra della storia e fondatore di Magnum. Per chi non conoscesse le sue avventure, durante la seconda guerra mondiale ha partecipato prima allo sbarco in Normandia degli alleati e poi si è fatto paracadutare nella Francia occupata. Per salire in decollo ha dovuto dichiarare, mentendo, di aver già fatto dei lanci di paracadutismo.
Nella fotografia di paracadutismo il soggetto da fotografare è diverso e purtroppo manca l’impegno sociale che ha contraddistinto Capa ma alcuni problemi tecnici sono simili. Le pallottole da schivare sono i paracadutisti che pesano sui 75 Kg senza imbrago e quando vogliono essere fotografati sono sempre molto accaniti. Spesso bisogna atterrare in posti strani, entrare a piedi nei fiumi per fotografare l’atterraggio in acqua o scappare in fretta se si sta fotografando qualche base jump non proprio legale.
Ai campionati di speedriding a Les Arcs del 2008 volevo andare a fare le foto alla partenza della “Big Mountain”. Il nome spiega molto di questa cresta a 4000 metri raggiungibile solo con una corda.
L’anno prima avevo perso la partenza, sconsigliano caldamente a tutti di andare, la parete è molto verticale con alto pericolo di valanghe. Le guide alpine “per creare” la partenza della manche partono un paio di ore prima e battono con le pale da neve un piccolo pianoro. Successivamente i competitori per arrivarci e stendere la vela devono essere calati uno per uno dall’alto.
Nel 2008 ero pronto, riesco a raccogliere Arva (sistema antivalanghe), un imbrago da alpinismo, una cima e due moschettoni: il kit del provetto arrampicatore!
Con gli sci legati allo zaino delle foto, le racchette in mano e la macchina al collo, dichiaro di sapere quello che sto facendo e comincio a camminare, ovviamente con gli scarponi da sci.
Sono 20 minuti di camminata sulla cresta della montagna più alta del luogo, sospeso in cima alle alpi francesi. Niente di troppo esagerato ma a me, totalmente inesperto, sembrava l’Everest.
Con la macchina sempre in mano, un po’ la paura, e un po’ la voglia di guardare questo posto mozzafiato, capisco che stavo rallentando la coda quando ci passa una guida alpina, senza corde e con gli sci in spalla. Il pericolo è che se cadi cadi per 5 minuti!
Dalla Cima, lo scenario merita anche se la parete Nord verticale proietta ombra sulla partenza. Al di sopra una luce spettacolare, purissima. Tempo di riprendersi un po’, fare qualche foto dalla cima e poi viene il bello: scendere senza vela ma con gli sci. Scopro che il cammino in cordata è percorribile solo in un senso!
Con un po’ di fatica riesco a scendere con un fotografo di sci francese dalla “big Mountain”, ovviamente con tutta l’attrezzatura fotografica, teleobiettivi, macchine e un mare di batterie per sopravvivere al freddo.
Riesco giusto in tempo a finire la discesa per fare le fotografie dal basso alla seconda manche della big mountain, stavolta la luce è perfetta, ma molto meno panorama!
Quest’anno sarò di nuovo a Les Arcs per fotografare lo speedflyipng Pro dal 25 al 29 gennaio 2010. Come sempre i più forti del mondo si sfideranno nel round di slalom e in quello di freestyle. I paracadutisti sapranno farsi valere anche stavolta contro i parapendiisti?? La sfida è sempre aperta, Loic ha vinto la prima edizione nel 2007, Vince Reffet terzo nel 2007 e secondo nel 2008 mentre Antoine Montant campione di parapendio ha vinto le ultime due edizioni.
Per chi volesse provare a praticare lo sport, in Valfrejus al confine con l’Italia, tutto l’inverno c’è la possibilità di fare il corso con i campioni dell’AtakA.
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November 11th, 2009 at 10:58 am
Le foto sono meravigliose e rappresentano perfettamente tutto lo spettacolo che deve essere tanto lo speedriding quanto la bellezza del paesaggio! Il tutto impreziosito ed incorniciato dal racconto dell’autore!